Quasi tutti avevano notato quelle rocce spuntare dagli alberi a fianco della SR 203 poco prima di Caprile, molti sapevano che c'era qualche vecchio tiro chiodato, qualcuno è salito alla base della parete per dare un'occhiata, ma quasi nessuno avrebbe immaginato che dopo un intenso lavoro di pulizia ne sarebbe uscito un piccolo gioiello.

Pubblichiamo volentieri, a lavori pressoché terminati, il reportage di chi ha visto, creduto e investito tante ore di lavoro per concretizzare una nuova falesia in Agordino.


La storia del Sass da le Bore inizia negli anni '60 quando Domenico Bellenzier e soci la utilizzavano per l'allenamento, successivamente anche altri alpinisti locali la frequentarono soprattutto per la presenza di diedri e fessure simili alle vie di montagna.

Verso la fine degli anni '80 vennero piantati i primi spit, su quelle che oggi sono Anatolj e Raglio d'asino, con grande probabilità sempre da Renzo Bellenzier. Poi nel 1991 Valter Bellenzier e Ferruccio Soppelsa, forti alpinisti Alleghesi di quel periodo, su richiesta del CAI di Caprile attrezzarono le prime due vie sportive, che oggi sono Super Wolly e Sherpa.

Tutto si fermò li, e ogni volta che passavo la sotto guardavo a quella fascia di roccia chiedendomi se ne sarebbe uscito qualcosa di buono. Così una sera di ottobre del 2015 andai a vedere e mi calai un po' a destra della sosta di Super Wolly, sulla placca che poi è diventata Punk Islam, la roccia mi sembrò meravigliosa e pensai che si poteva fare qualcosa...

La parete era molto sporca e il lavoro troppo impegnativo per farlo da solo, la vegetazione alla base sembrava una jungla e inoltre per chiodare bene le vie più dure serviva senz'altro una buona esperienza. Ne parlai con Gianni Del Din, esperto chiodatore e abile arrampicatore che si offì volentieri di dare una occhiata.

Un sabato di ottobre iniziammo i lavori, per me era la prima volta che chiodavo seriamente e imparavo i "trucchi" da Gianni. Successivamente, per reciproci impegni di lavoro, non ci trovammo più a chiodare assieme ma ci tenevamo in stretto contatto sull'avanzare dei progetti dell'uno e dell'altro. Era bello arrivare in falesia e vedere i lavori realizzati qualche giorno prima dall'altro!

Olindo con Otello in una giornata di arrampicata in falesia

La Sig.ra Wanda in visita alla falesia si congratula per i lavori svolti dall'Associazione

In poco tempo, complice un inverno mite, le linee di scalata crescevano in fretta. Il lavoro di pulizia della parete richiedeva invece molto tempo, a volte riuscivamo a pulire un solo tiro in una uscita in falesia! Una buona parte della sistemazione alla base la facemmo un sabato mattina con l'aiuto di Sandrin, Lota e Michelon, quel giorno, alla fine dei lavori si "vedeva molto più chiaro".

Siamo molto contenti dei lavori svolti, le linee ci sembrano interessanti, lasciamo giudicare ai ripetitori... I gradi sono un po' per tutti e la roccia è bella, ciononostante si raccomanda - come sempre sui tiri appena chiodati - di prestare attenzione e possibilmente di aiutare a spazzolare.

Gianni e Otello inaugurano il lavoro terminato

Per quanto mi riguarda è stata una bellissima esperienza fare tutto questo con Gianni che mi sento di ringraziare per la passione, la forza, la precisione e l'entusiasmo che riesce sempre ad esprimere nell'attività di chiodatura.

Un doveroso ringraziamento alla signora Wanda proprietaria del terreno, che ha gentilmente concesso l'uso della falesia, motivo per il quale si confida nella massima cura del posto da parte dei frequentatori. Un ringraziamento a la Associazione La Rivolta per aver fornito tutto il materiale messo in opera e a tutte le persone che hanno aiutato: Stefania per aver scritto i nomi delle vie, Geremia, Michelon, Lucianetti, Lota e Sandrin.


Otello De Toni


Quasi tutti i tiri chiodati risultano ad oggi (2016) liberati, i gradi si stabilizzeranno inevitabilmente dopo alcune ripetizioni, pertanto sono da considerare provvisori. La via Punk Islam è stata da liberata da Andrea Vallata che l'ha proposta 8a+. Punk Islam e La Voce del Padrone sono state liberate da Alessandro "bobo" Rudatis.

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